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del 15.6.2006 Tutte le News

I Templi Italici

Il Tempio Maggiore. Tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C. al centro dell'area sacra che venne pavimentata con lastre rettangolari di arenaria grigia poste longitudinalmente, venne eretto il tempio 'maggiore', architettonicamente riconducibile alla tipologia etrusco-italica, che si caratterizza per l'alto podio, l'accesso frontale, il pronao e la cella unica. Del tempio rimane il podio in pietra calcarea locale, di m. 21 di lunghezza, di m. 11 di larghezza e di m. 1,79 di altezza, nella parte anteriore del quale è incassata tra due ali la scalinata; nelle lastre di pavimentazione del pronao sono ben visibili i segni della lavorazione per l'imposta delle colonne: quattro sulla fronte e due in corrispondenza delle pareti laterali della cella (ante). La cella, quasi quadrata, misurava m.7,33 di larghezza x m. 6,73 di profondità. Le colonne, i cui elementi superstiti sono sistemati nell'area archeologica, appaiono lavorate in modo da adattarsi alle dimensioni dei blocchi disponibili, infatti da un unico blocco sono stati ricavati base e fusto, o capitello e fusto, o il solo capitello. Raggiungevano l'altezza di m.5,95 tali colonne, che si componevano di una base attica, sormontata dal fusto liscio rastremato verso l'alto, che sorreggeva il capitello ionico schematico a quattro facce6, non rifinito. Il podio presenta il nucleo interno costruito a grandi blocchi squadrati (opera quadrata), il cui rivestimento esterno da forma al dado di base, con modanatura a gola diritta che incornicia la fascia centrale a grandi lastre con bordi di anaty-rosis per il perfetto accostamento, sulla quale aggetta la modanatura superiore a gola rovescia. Caratteristiche architettoniche simili sono presenti in numerosi edifici sacri noti nel territorio abitato in antico dai Sanniti Pentri e Carricìni; tra questi il confronto più stringente anche per dimensioni si ritrova a Madonna dello Spineto di Quadri, dove al podio del tempio sannitico si sovrappongono i ruderi della chiesa di S.Maria.

Tali costruzioni si configurano come espressioni della cultura ellenistica, che i mercatores italici hanno imparato ad apprezzare in occasione dei loro viaggi commerciali, mediate dall'ambiente campano da dove provenivano con molta attendibilità i progettisti e le maestranze specializzate. La mancata rifinitura dei capitelli non costituisce una prova dell'incompiutezza dell'opera, ma piuttosto è il risultato di una scelta da parte di chi ha privilegiato la funzionalità rispetto alla decorazione dell'elemento architettonico; una scelta formale per rivendicare un'autonomia espressiva del clima intellettuale e politico del momento. A riprova, del resto, della loro posa in opera è l'esemplare in pietra calcarea bianca, conservato nella cella del tempio minore, che riproduce in scala ridotta il capitello ionico del tempio maggiore, preso evidentemente a modello per una struttura al momento sconosciuta (un portico?). Durante i lavori di restauro, avendo rinvenuto nella connessura tra due lastre della pavimentazione del pronao 17 monete in bronzo che coprono un arco cronologico dal 217 a.C. al 253 d.C., non restano più dubbi circa il periodo di vita di questo tempio. Pertanto su questa base ci sì è già cimentati con un'ipotesi di ricostruzione, che qui si presenta leggermente corretta, in cui sono state poste in opera le terrecotte architettoniche che rivestivano le travi lignee orizzontali relative al sistema di copertura del tempio. Poiché dal riscontro metrico sono risultate le compatibilita delle terrecotte con le quattro facce col solo tempio minore e del fregio dorico con entrambi i templi, si è proceduto a ricollocare il fregio dorico nella sequenza dei triglifi alternati alle metope con teste di bue e con rosette a tre ordini di foglie sovrapposte (v.infra).

Il Tempio Minore
Nella seconda fase il santuario fu interessato da importanti lavori di ristrutturazione, che comportarono l'amplia mento del terrazzo verso monte per ospitare il secondo tempio, l'erezione nello spazio antistante di un altare coperto, la realizzazione di una pavimentazione a livello dell'ingresso al nuovo tempio, con la creazione di un sottofondo di balsamari e terrecotte architettoniche, la sostituzione delle terrecotte architettoniche del tempio esistente. Il tempio minore, costrui-to con murature in opera incerta (con l'impiego di blocchetti di pietre calcaree), privo di podio, a pianta rettangolare di m.7,40 x 13,30 ca., si presenta con pronao a quattro colonne in laterizio sulla fronte, con pavimento in opus spìcatum (mattoncini messi di taglio a spina di pesce), cella unica soprelevata a pianta quasi quadrata, con pareti interne intonacate e pavimento in signi-no rosso, decorato da tessere bianche disposte a formare un reticolo di losanghe inquadrate da tre tappeti, che delimitano i resti in muratura della base sulla quale era collocata la statua di culto della divinità. Presso la soglia campeggia l'iscrizione di tessere bianche, in parte danneggiata, che ricorda i nomi del magistrato eponimo Ni. Dekitiis M, e del costruttore: G. Paapis Mitileis. La trascrizione che ne da La Regina è la seguente (prima in osco): m.t. Ni. DekitiùdMi.[...]tlegù tanginùd //aaman(a)fed esfdùm prùfatted; ùpsed G Paapii(s) G, f.: poi tradotta in latino: meddìco tutico Numerio Decitio Minoti/... sententia fadundum curavit idem probavit; fecìt C. Papius C /., il cui testo in italiano è il seguente: 'essendo meddix tuticus Numerio Decitio figlio di Minato per sentenza (...) egli stesso fece costruire e collaudò; lo fece C, Papius figlio di Gaio'. La conoscenza del nome del sommo magistrato eletto nell'anno, messo a confronto con l'elenco cronologico dei magistrati del popolo sanniti co, ricostruito da La Regina in base alle epigrafi che hanno restituito i nomi dei meddices lutici con i relativi patronimici, ha consentito di far risalire la costruzione dell'edificio agli inìzi del I sec. a.C., immediatamente prima dello scoppio della guerra sociale.

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