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La Flora
1. Il Suolo e la Vegetazione: Lo stato attuale
L'osservatore esterno che visita il territorio dell'Aito
Vastese è lecito supporre che sviluppi alcune
considerazioni comparative più o meno immediate ed
oggettive, ovvero:
1) è poco abitato e conserva angoli di suggestivo
isolamento;
2) il paesaggio è generalmente modificato dall'azione
dell'uomo, in particolare da una trascorsa attività
agro-silvo- pastorale;
3) i terreni sono sovente propensi al dissesto
idrogeologico e ciò può creare una situazione di
disordine morfologico;
4) presenta livelli molto contenuti di
macroinquinamento.
Ripercorrendo con maggiore attenzione questi che possono
essere definiti cardini di una prima lettura del
paesaggio naturale o rinaturalizzato, è possibile
verificare con certezza come il processo di
conservazione di una apprezzabile complessità
biologica, sia funzionalmente ed esponenzialmente legata
alla associazione - Instabilità del suolo/Attività di
disboscamento e coltivazione -.
Li dove entrambe queste causali si sono sensibilmente
manifestate nel corso del tempo, oggi il territorio ne
mostra i segni negativi evidenti e duraturi.
Come ampiamente testimoniato, le forme sempre tormentate
della collina e della montagna vastese, solo
episodicamente trovano uno stabile equilibrio
testimoniato dalla corretta giacitura delle coltri
terrose e dalla floridezza della vegetazione arborea che
su di esse in tal caso si sviluppa.
Come è noto solo una durevole stabilità strutturale
conferisce, infatti, quella continuità di condizioni
esterne, nutritive e microclimatiche, tali da consentire
la evoluzione delle cenosi floristiche verso livelli
visivamente gradevoli di climax, di maturità:
associazioni di: licheni, muschi, felci ed equiseti,
talune gimnosperme, angiosperme.
All'interno del territorio oggetto di studio la
struttura vegetale, sia essa naturale che in via di
rinaturalizzazione, presenta una variabilità quali
quantitativa notevolissima che talvolta si manifesta ex
abrupto giusto a causa delle caratteristiche
geo-litologiche particolarmente erodibili.
L'ambiente è dunque caratterizzato da eccezionale
varietà paesaggistica, in cui gli elementi dominanti
sono la presenza o assenza della vegetazione e del suolo
che la supporta; si associano, sovente a contatto nuclei
superstiti di imponente vegetazione arborea di origine
postglaciale tutt'ora in fase di disseminazione e dunque
in equilibrio, ad habitat totalmente regrediti per la
asportazione del suolo, con presenze stentate di forme
pioniere ubiquitarie di modesto valore biologico
assoluto.
E' però importante sottolineare come anche le forme
più drammatiche di degradazione del suolo nonostante
abbiano indotto la regressione decisa della sua
utilizzabilità, non comportino però un rifiuto emotivo
o culturale del paesaggio.
I versanti calanchizzati, le lame di colamento terroso,
sempre inquietanti quando presenti, se posti in un
ambito non antropizzato sono accettati da tutti come
segno vivente della natura che si trasforma e che si
riassesta verso nuovi equilibri.
Ciò è quel che accade nell'Alto Vastese ed è reso
possibile dall'ottimo livello relativo di pulizia
dell'ambiente, solo episodicamente gravato da puntuali
fenomeni di macroinquinamento (es. talune modeste
discariche selvagge o incustodite).
L'ampiezza relativa del territorio, infine, unitamente
alla variegatezza delle morfo-lito sequenze e della
esposizione dei versanti su di essa individuabili,
moltiplica le situazioni di interesse e di richiamo,
siano esse da godere con una breve sosta che con più
impegnative escursioni a tappe.
2. Il Territorio interno
Da un punto di vista microclimatico e vegetazionale, è
corretto suddividere l'ampio territorio dell'Alto
Vastese in due aree:
- quella interna, caratterizzata da un andamento termico
più rigido e ciò essenzialmente a causa delle più
alte quote medie sul livello del mare e per l'azione dei
venti provenienti liberamente dai quadranti
settentrionali. La zona bioclimatica è definibile come
a "CLIMA TEMPERATO, Regione Mesaxerica,
Sottoregione Ipomesaxerica"".
- quella latistante la sinistra idrografica della
vallata del Fiume Trigno, in quanto a quote generalmente
modeste e, in particolare, perché molto ben schermata
dai venti settentrionali. La zona bioclimatica è
definibile CLIMA MEDITERRANEO, Regione Xeroterica,
Sottoregione Submediterranea di transizione. Le
diversità biologiche evolventesi nei due sottoareali
sono apprezzabili e meritorie di essere accennate.
2.1 Da Montazzoli fino a Castiglione Messer Marino
II percorso prende l'avvio dal confine nord occidentale
della Comunità, dalla panoramica strada che attraverso
irti tornanti conduce dal fondovalle Sangro a
Monteferrante e quindi in agro di Atessa.
Saliti
in quota (700 mslm circa) e diretti verso il territorio
e l'abitato di Montazzoli, per un breve tratto è
possibile osservare sulla propria destra le più alte
vette della Majella, subito dopo definitivamente coperte
da Piano del Monte e Monte Civita. La strada in questo
lungo tratto è molto ben disegnata, facilmente
percorribile, sempre molto in quota rispetto al
fondovalle Sinello che scorre inciso sulla sinistra.
Da questa visuale alta si notano con chiarezza le molte
vallecole che incidono il versante più o meno
verticalmente producendo, su sedimenti plastici,
formazioni calanchive o protocalanchive sino
all'incontro con l'alveo attuale del Fiume Sinello.
Questo è il motivo morfologico tipico: sui lembi meno
acclivi di terreno cosi disegnato sono tutt'ora
largamente diffusi i seminativi destinati essenzialmente
ai cereali autunno verninie subordinatamente ai prati di
medica. Pascoli e quinte di bosco residuale sono
individuabili solo dove le pendenza si fa elevata,
superando l'angolo di naturai declivio di quelle terre.
Sul lungo versante collinare sono innumerevoli i piccoli
movimenti franosi e di riadattamento della coltre
causati essenzialmente dalla lavorazioni meccaniche del
suolo e dalla sua plasticità: elemento ripetitivo che
troveremo un pò in tutto il territorio del vastese.
La viabilità che noi percorriamo, viceversa, è stata
correttamente ricavata in un ambito geo-litologicamente
molto più stabile, reso ancora più affidabile dalla
permanenza di un ampia formazione boscosa che sovente
viene attraversata dall'asse stradale.
Da un punto di vista floristico è questo un tipico
punto di passaggio tra la ricca formazione boscosa
(soggetta a tagli di utilizzazione) e la attigua
vegetazione pauciflora del seminativo nudo.
Sono assenti le coltivazioni arboree specializzate per
la mancanza di acqua di irrigazione.
Si rintracciano fuori foresta, ai limiti dei coltivi:
- Helleborus foetidus = Elleboro puzzolente, camefita
suffruticosa, con tepali
verdastri spesso screziati violetto - purpureo;
- Bellis perennis = Pratolina comune, emicriptofita
molto diffusa in tutto il territorio, con fiori bianchi
marezzati;
- Muscari botryoides = Muscari azzurro, geofita a fiore
azzurro;
- Spartium junceum = Ginestra comune, fanerofita
costituente spesso cespuglieti densi e vigorosi nelle
nicchie ecologiche che presentano scarsa o nulla
concorrenza da parte di altre specie arbustive. Tipica
fioritura gialla;
- Prunus sp.p. = Paini arbustivi ed arborei, anche
franchi sfuggiti alla coltivazione con fioritura bianca
prevalente;
- Quercus pubescens = Roverella, fanerofita tipica delle
associazioni termofila, in molteplici ibridazioni.
- Helichrysum italicum - Perpetuini d'Italia, camefita
suffruticosa dal caratteristico aroma e densa fioritura
a capolini gialli;
- Polygala mayor = Poligala maggiore, emicriptofita con
foiritura a grappolo semplice roseo-violetta;
- Lonicera caprifolium — Caprifoglio, fanerofita
lianosa a foglie caduche dalle
profumate fioriture crema;
- Rubus sp.p. = Rovi in più varietà ed ibridi con
prevalenza di R. ulmifolius;
- Lotus cornicolatus - Ginestrino, emicriptofita con
capolino a fiori giallo, tipico dei pascoli aridi,
incolti erbosi, in ambienti per lo più creati
dall'uomo;
- Crataegus monogjna = Biancospino, nanofanerofìta
molto diffusa costituente siepi miste, a fioritura
bianca;
- Phlomsis nerba venti - Salvione roseo, emicriptofita a
fiore roseo violetto;
- Pteridium aquilinum = Felce aquilina, geofita
rizomatosa abbastanza comune;
- Juniperus communis = Ginepro comune, fanerofita tipico
elemento ricolonizzatore di pendii aridi già dilavati;
- Coronilla emerus = Cornetta dondolina,
nanofanerofìta, fiori in ombrelle a fiori gialli;
- Ostrya carpinifolia = Carpino nero (Carpinella),
fanerofita molto diffusa in tutto l'areale del vastese:
elemento tipico di consozi di degradazione operata
dall'uomo del bosco xerofilo submediterraneo (Quercetum
pubescentis), su terreno calcareo o debolmente acido.
- Viscum album = Vischio comune fanerofita epifita
emiparassita su roverelle, peri selvatici, etc., molto
diffusa in zona e misura del livello di insoddisfacente
stato sanitario e/o nutritivo delle piante parassitate;
- Silene alba = Silene bianca, emicriptofita biennale
molto diffusa in aree ruderali ed incolti, inn tutto
l'areale del Vastese;
- Onobrychis viciifolia = Lupinella comune,
emicriptofita anche coltivata, comune in tutto l'areale;
- Trifolium sp.p. = Trifogli, forme biologiche varia,
molto comune in tutto l'areale; :
- Raphanus raphanistrum = Ravanello selvatico, terofita
molto diseminante, comune in tutto l'areale.
- Capsella bursa-pastoris — Borsa di Pastore, terofita
nota pianta officinale molto diffusa in tutto l'areale;
- Synapis arvensis e S. Alba = Senape selvatica e S.
bianca, terofite costituenti folti cespugli con vistose
fioriture primaverili;
- Fumaria officinalis e F. capreolata = Fumaria comune e
F. bianca, terofite abbastanza diffuse in tutto
l'areale;
- Papaver rhoeas = Papavero, terofita molto diffusa in
tutto l'areale;
- Cichorium intybus = Cicoria comune, emicriptofita
molto comune in tutto l'areale;
Sul tratto di versante posto a monte della strada e in
contrapposizione ai seminativi e prati già studiati,
alligna un bosco più o meno continuo dove si produce il
contatto tra le forme xerofile della roverella, con
quelle decisamente mesofile del Cerro e del Faggio che
costituiscono la porzione sostanziale del bosco.
All'interno della cerreta (essenza prevalentemente
rappresentata) e ai suoi margini si individuano:
- Primula vulgaris = Primula comune, emicriptofita molto
diffusa e dalla vistosa fioritura primaverile gialla;
- Quercus cerris — Cerro, fanerofita tipica delle
formazioni mesofile: fustaia soggetta a tagli colturali
- Acer obtusatum = Acero d'Ungheria, fanerofita
tipicamente diffusa nei boschi di latifoglie (cerro) e
spesso insieme all'Ostrya carpinifolia;
- Acer neapolitanum = Acero napoletano, c.s. ma più a
contatto con la faggeta;
- Hedera helix = Edera, fanerofita lianosa,
aggrappantesi ai fusti sino a 15 metri di altezza, molto
comune;
- Clematis sp.p. = Clematide, fanerofita lianosa
presente in più specie, ai limiti del bosco o degli
incolti: appoggiantesi ai fusti ed ai rami sino ai 10
metri da terra;
- Viola odorata = Viola mammola, emicriptofita
diffondendesi ai margini boschivi, in prossimità di
siepi, luoghi erbosi e selvatici: molto diffusa, dalla
profumata fioritura violetto scura;
- Arum maculatum = Gigaro scuro, geofita rizomatosa
presente in prossimità di faggete, radire e cedui,
dalle appariscenti bacche rosse e carnose;
- Galium odoratum = Caglio odoroso, geofita rizomatosa,
presente nei pressi delle faggete e degli altri boschi
mesofili di latifoglie;
- Ostrya carpinifolia = Carpino nero, ai limiti del
bosco;
- Anemone appennina = Anemone dell'Appannino, geofita
rizomatosa, pianta protetta della flora d'Abruzzo, molto
diffusa in loco (già scomparsa fuori del bosco per
effetto delle coltivazioni). Presente sia con petali
azzurri eh bianchi, come adattamento della medesima
specie alle mutanti condizioni di crescita;
- Ruscus aculeatus = Ruscolo pungitopo, geofita
rizomatosa / camefita, pianta protetta della flora
d'Abruzzo, ben diffusa in zona sebbene elemento tipico
della lecceta e dei boschi caducifogli termofili, dai
tipici fusti trasformati a cladodi e frutto a bacca
sferica rossa-viva;
- Ciclamen hederifolium (neapolitanum) = Ciclamino
napoletano, geofita bulbosa molto diffuso in zona
all'interno dei boschi caducifogli, fioritura roseo
purpurea;
- Phillitis scolopendrium - Scolopendria comune, felce
emicriptofita umbrofila ed igrofila, localizzabile negli
ambiti più protetti del bosco, sempre su substrati
calcarei;
- Fagus sylvatica = Faggio comune fanerofita tipico
componente della foresta
di latifoglia montana, presente tipicamente
sull'appennino dai 1.000 ai 1.700
mslm..
- Hypericum perforatum = Erba di San Giovanni comune,
emicriptofita molto diffusa in tutto l'areale negli
incolti e lungo i limiti del bosco;
- Agrimonia eupatoria = Agrimonia comune, emicriptofita
officinale, diffusa lungo gli incolti, ai margini di
boscaglie.
Nella stazione oggetto di studio si ha quindi il
contatto tra roverella, cerro e faggio; è poi imponente
il patrimonio lichenico, segno di una buona qualità
generale dell'aria (condizione che si riscontrerà
comune a tutto l'areale Alto Vastese).
I terreni sotto copertura forestale presentano un
orizzonte superificiale mollico di buona potenza che
minimizza le negative caratteristiche argillo -limose
della frazione minerale.
I coltivi, viceversa, presentano profilo troncato per
erosione idrica accentuata dalle lavorazioni meccaniche
e denunciano eccessiva plasticità e tenacità; sovente
il solum è poco potente in quanto il processo
pedogenetico non riesce a sostenere le erosioni
superficiali.
La reazione è ubiquitariamente basica per l'abbondanza
di materiale carbonatico.
Procedendo verso Montazzoli (868 mslm) si fanno più
frequenti sul versante alto i pascoli e gli incolti
cespugliati.
L'intervento dell'uomo ha modellato certamente
quell'ambiente eccetto che nelle aree più acclivi
impossibilitate, a costi di convenienza, a subire
trasformazione di destinazione d'uso.
II territorio di Montazzoli, definibile senz'altro terra
di Poiane, conferma una buona integrità della catena
alimentare tutt'ora presente. Salendo lungo il versante
montano in dirczione Lago Negro, una importante
depressione carsica stagionalmente serbatoio di acque
pluviali, si osserva come la Faggeta, tendenzialmente ad
alto fusto, prenda il posto della
cerreta.
Il piano dominato è costituto da alcune essenze
prevalenti da un punto di
vista paesaggistico:
- Acer neapolitanum = Acero napoletano;
- Ilex acquifolium = Agrifoglio, fanerofìta cepitosa
sempreverde già flora protetta d'Abruzzo;
- Taxus baccala = Tasso, una delle poche fanerofite
arboree gimnosperme autoctone ed anch'essa flora
protetta d'Abruzzo.
Viceversa risultano estranei i rimboschimenti peraltro
ormai antichi e affermati (oltre 30 anni), realizzati
con specie dalle forme e dai cromatismi non diffusi nel
territorio:
- Cedrus sp.p. = Cedri in più specie, fanerofite
gimnosperme di provenienza esotica;
- Pinus sp.p. = Pini in più specie, fanerofite
gimnosperme anch'esse di
provenienza prevalentemente esotica;
- Larix decidua = Larice, fanerofìta gimnosperma
spogliante estranea alla
flora d'Abruzzo (tipica degli ambiente subalpini).
Dove la stazione è più fertile, poi, essi si
presentano abnormemente fitti in
quanto non sottoposti ai necessari tagli di sfoltimento.
Più in generale si può affermare, senza tema di
successive smentite, che i rimboschimenti (nella C. M.
eseguiti soprattutto con il Pinus nigra = Pino nero)
producono generalmente dei salti cromatici troppo
decisi, in particolare quando realizzati per isole in
più ampi versanti brulli.
Anche quello posto all'interno dell'abitato di
Montazzoli è, come vedremo, una costante ripetuta un
pò in tutti i centri montani.
Tornando al nostro alto versante montano, si osserva
come la faggeta spontanea sia disseminante e rigogliosa
ovvero vincente sul rimboschimento ed è dunque quella
la cenosi che nel lungo periodo riprenderà appieno
tutto lo spazio disponibile.
Il bacino carsico "Lago Negro" (1134 mslm),
asciutto in sede di sopralluogo (fine inverno 1994)
anche a causa dei recenti fenomeni franosi che hanno
interessato i terreni viciniori, con il suo intorno
risulta in fase di infrastrutturazione
turistico-ricreativa oltre che zootecnica e dunque
visivamente penalizzato dalle opere edili in fase di
realizzazione.
Il fondo della depressione si presenta dunque come una
prateria d'altura fortemente pascolata, in cui permane
un minimo reticolo idrico naturale di drenaggio delle
acque superficiali.
Le forme biologiche non pabulative, dunque non
costituenti alimento per le mandrie e le greggi,
consistono essenzialmente in popolazioni di:
- Cirsium vulgare - Cardo asinino, emicriptofita diffusa
negli incolti e sui pascoli sfruttati;
- Cirsium arvense = Cardo campestre, geofìta, diffusa
negli incolti, bordi delle vie, etc.;
- Rosa canina = Rosa selvatica comune, eccezionalmente
diffusa in tutta la porzione submontana, nelle aree
pascolative degradate (superpascolate, schiarite di
boscaglie, siepi;
- Crataegus sp.p. = Biancospino in più specie,
(nano)fanerofite cespugliose di veneranda età;
- Ranunculus Acris = Ranuncolo comune, emicriptofita
presente sui prati e gli incolti;
- Ranuncuius bulbosus = Ranuncolo bulboso, c.s.;
- Saponaria officinalis = Saponaria comune,
emicriptofita diffusa lungo gli incolti umidi ed i corsi
d'acqua;
Scirpus sylvaticus = Lisca dei prati, geofìta
rizomatosa presente sui prati paludosi e nelle boscaglie
umide.
Appena più a sud, distante poche decine di metri e alla
medesima quota, si
manifesta l'ampia nicchia di distacco della frana in
Loc. Capannoli, già
storicamente delimitata e recentemente rinnovatasi con
ulteriori ed imponenti
fenomeni gravitativi. Vista dall'interno, le superfici
tendenzialmente concoidi, sono caratterizzate da assenza
di vegetazione eccetto che per quelle porzioni di terra
e roccia rimasta in posto e/o traslata ma non smembrata
durante la frana.
In tal caso sono, tra i calcari e le marne affiornati si
evidenziano popolazioni di Juniperus communis = Ginepro
comune ed altre forme tipiche di degradazione floristica
di versante eccezionalmente arido: trattasi, infatti, di
sedimenti molto drenanti con esposizione prevalente sud
e ciò induce una risalita massiccia delle specie e
delle associazioni botaniche proprie della media collina
(già individuate a quota 700 - 800 mslm) tra cui
ricordiamo:
- Sorbus aucuparia = Sorbo degli uccellatori, fanerofita
arborea con vivaci fioriture e fruttificazioni, tipico
nei boschi montani, faggete ed abetine;
- Geranium robertianum = Geranio di S. Roberto, terofita
o emicriptofita biennale con fusti rossi e petali
purpurei;
- Sedum acre = Borracina acre, camefita succulenta a
fioritura gialla;
- Melilotus officinale = Meliloto comune, emicriptofita
con racemi a fioritura gialla, su macerie ed incolti;
Volgendo lo sguardo verso sud dall'alto di quel
versante, il panorama si arricchisce di squarci notevoli
ed è possibile osservare quasi in piena interezza il
piccolo bacino naturale prodottosi con le acque del
Sinello appena a monte dell'abitato di Montazzoli:
trattasi un invaso di limitate dimensioni prodottosi in
epoca storica per franamento delle coltri superficiali
all'interno dell'alveo.
Nel suo intorno alligna una tipica vegetazione igrofila,
habitat ideale per numerose nicchie ecologiche per
anfibi, rettili e avifauna in particolare. Se, come si
è detto, l'ingresso nella Comunità Montana dal
territorio di Atessa è florido di vegetazione a fauna,
è allora altrettanto rimarchevole lo stacco netto che
si produce da un punto di vista paesaggistico appena
superato l'abitato di Montazzoli in dirczione del
territorio in Comune di Castiglione Messer Marino.
Rapidissimamente in quel tratto il panorama cambia
diventando gravemente franoso quindi privo per larghi
tratti di una coltre terrosa e vegetazionale continua,
eccetto che per la parte sommitale dei colli e comunque
sempre in
sinistra idrografica del Fiume Sinello.
Sulla destra idrografica, infatti, insistono ampissimi
versanti collinari e montani totalmente sprovvisti di
vegetazione arborea fatti salvi taluni macroscopici
rimboschimenti dall'acceso cromatismo che non si
inserisce affatto nelle tinte di fondo fatta eccezione
che nel periodo primaverile.
L'intera zona tuttavia presenta spiccati elementi di
vivacità biologica confermati dalla diffusione di
rapaci, certamente attirati da quell'habitat spoglio e
per taluni versi rupestre.
All'interno della frana "I Capannoli" si nota
una pur limitata discarica di rsu che certo non apporta
caratteri di autenticità e naturalità all'insieme
peraltro suggestivo.
Superata questa fascia arida, si giunge ad un altra zona
ricca di interesse, i ritagli del Sinello: suggestiva
gola scavata tra calcari dalle acque del Fiume Sinello
le cui scaturigini sono poste poco più in alto (1200 -
1400 mslm circa) sui versanti dei Monte Lupara, Passo S.
Maria del Monte e Castel Fraiano.
Ancora una volta è palese la variazione di patrimonio
floristico che in quelle
pieghe umide della montagna riacquista tutta la sua
capacità espansiva.
In quello come un pò in tutti gli impluvi naturali
fluenti nel territorio dell'Alto
Vastese, si rintracciano traverse realizzate con
pietrame naturale e soglia in
calcestruzzo, finalizzate alla riduzione dell'erosione
in alveo: sistemazioni
idrauliche senz'altro necessarie che di fatto presentano
un accettabilissimo
grado di integrazione cromatica e funzionale grazie
all'uso prevalente de!
pietrame.
Sulle superfici aride fuori impluvio la vegetazione
rupestre è prevalentemente
costituita da:
- Quercus ilex = Leccio, fanerofita sempreverde, tipica
della macchia mediterranea e, sui versanti delle zone
interne, delle stazioni più termofile;
- Amelanchier ovalis - Pero corvino, fanerofita
cespitosa tipica della steppa rupestre su rocce calcaree
soleggiate: fioritura primaverile bianca;
- Laburnum anagyroides = Maggiociondolo, fanerotita
cespitosa presente ai
limiti dei boschi di latifoglie, dalle evidenti
fioriture gialle;
- Buxus sempervirens = Bosso comune, nanofanerofita
cespitosa, con infiorescenze gialle, tipica nei boschi
termofili di latifoglie, rupi e pietraie;
- Rubus sp.p. = rovi in più specie;
- Lamium sp.p. = Falsa ortica, emicriptofite in più
specie, fioritura appariscente;
- Thimus striatus = Timo bratteato, camefita reptante
con fioritura biancastra o rosea, tipica in pendii
aridi, rupi, pietraie;
- Sedum acre = Borracina acre.
La giacitura degli strati è in quel tratto è
caratteristica e merita senz'altro una pur breve sosta:
trattasi di sedimenti carbonatico-marnosi verticalizzati
da fenomeni tettonici (circa 80°) che, coincidendo con
l'alveo attuale, denunciano probabilmente una faglia. La
vegetazione preriparia è molto ricca, costituita
prevalentemente da:
- Ostrya carpinifolia = Carpino nero;
- Acer sp.p. = Acero napoletano e A. d'Ungheria;
- Corylus avellana — Nocciolo comune, fanerofìta
cepugliosa presente nel
-sottobosco;
- Hedera helix = Edera;
- Prunus spinosa = Prugnolo, fanerofìta cespugliosa con
evidente fioritura bianca primaverile, a formare sipei e
cespuglieti;
- Arabis sagittata = Arabetta saettata, emicriptofita a
fioritura gialla, ai margini di boschi aridi,
cepuglieti, prati aridi, su calcare: forma di passaggio
tra la vegetazione xerica e quella più igrofila
golenale;
- Arum italicum = Gigaro chiaro, geofita rizomatosa a
spata gialla eventualmente arrossata.
Quella riparia è caratterizzata dalla presenza
pauciflora basata essenzialmente su compositae e
Salicacee:
- Salix triandra = Salice da ceste, fanerofìta che si
pone attiguo ai corsi d'acqua;
- Salix cinerea = Salice cinereo, fanerofìta presente
nelle porzioni umide del bosco ripario;
- Salix purpurea = Salice rosso, fanerofita che si pone
attiguo ai greti dei corsi d'acqua;
- Petasites albus = Farfaraccio bianco, geofita
rizomatosa dalla fogliazione e
'O O
fioritura molto evidenti, presente nelle vallecole umide
soprattuto nella zona montana;
- Eupatorium cannabinum = Canapa acquatica,
emicriptofita su suoli umidi, sponde, rudereti.
Entrati dunque nel territorio di Castiglione M. Marino,
si presentano ampi tratti a pascolo cespugliato con
ginestre e sparsi alberi da frutto (peri e susini anche
inselvatichiti), di Acer campestre = Acero campestre
(fanerofita arborea dal fenomenale viraggio autunnale
del colore delle foglie), sempre a testimonianza di
superfici già ampiamente modificate dalla attività
agropastorale nella struttura vegetale.
Come ulteriore riprova della fenomenale variabilità del
paesaggio, a questi incolti aridi fa improvvisamente
seguito una pur limitata formazione mista ad Abies alba
= Abete bianco (fanerofita, come il Tasso una delle
poche gimnosperme arboree autoctone in Abruzzo), di
grande suggestione per il mirabile stato di
conservazione in cui essa si trova, certamente
formazione relitta dall'ultima glaciazione.
Facendosi spazio al suo interno, seppure tra molte
difficoltà per la intricatezza del piano dominato, è
possibile osservare individui plurisecolari dalle
notevoli dimensioni e connotazioni habitative acidofile
tipiche dell'abetina.
La formazione peraltro non è pura, incalzata da
consociazioni miste di caducifoglie in cui gioca un
ruolo importante il Fagus sylvatica, l'Acer in sp.p..
Ai limiti del bosco allignano Ostrya carpinifolia,
Prunus spinosa, Hedera helix, etc..
Già ai suoi limiti meridionali (poche centinaia di
metri più in là) questa formazione residuale è
violentemente aggredita da fenomeni franosi che
producono sradicamenti anche delle piante di abete più
mature.
Ad esso succede, nella continua alternanza di forme e
colori, un ambito pascolativo brullo, martirizzato da
mille erosioni idriche incanalate severe e dal taglio
del versante prodotto dallo stesso asse stradale; il
pascolamento appare ancora la forma di utilizzazione
più diffusa delle superfici.
Nelle piccole incisioni naturali ricche di umidità, si
conservano anche in un sol filare esemplari di salicacee
sistematicamente capitozzate per la produzione
dell'anno.
Superata
la displuviale del sottobacino del Fiume Sinello e
penetrati in quello del Fiume Treste, si arriva
rapidamente in vista dell'abitato di Castiglione M.
Marino che giace su un colletto ad oltre 1000 mslm,
anch'esso parzialmente coniferato con le solite essenze
pioniere (Pino nero prevalente).
Nell'intorno dell'abitato si appalesano superfici
essenzialmente ^pascolative, localmente cespugliate,
intervallate a zone schiettamente calanchifere e con
pochissime superfici a seminativo.
Lungo le forre più acclivi, franose e mai coltivate, si
sono confinate cenosi costituite essenzialmente da
Spartium junceum, a riprova della aridità relativa del
sottile strato di terreno; lungo gli impluvi umidi si
sono selezionate associazioni a Salix sp.p., mentre sono
praticamente assenti i Pioppi (Populs sp.p.).
I fossi presentano sistematicamente una antica
sistemazione idraulica costituita essenzialmente da
briglie, ad ulteriore e definitiva conferma della
plasticità della coltre terrosa ed erodibilità del
sub-strato pedogenetico.
I fenomeni franosi assumono qui anche l'aspetto di
colamenti nastriformi larghi pochi metri ma lunghi
talune decine.
Superato dunque il vivace centro abitato di Castiglione
e procedendo d'istinto verso il territorio di Schiavi
d'Abruzzo, all'osservatore appare l'esteso
rimboschimento di Colle San Silvestre, in sinistra
idrografica e nella porzione apicale del sottobacino del
Torrente Sente.
Anche questo lungo versante, su arenarie flishoidi
marnose, si presenta brullo, pascolativo nella porzione
più bassa, oltre che rimboschito a Pino nero prevalente
nel terzo distale.
La plasticità del versante viene confermata dalle
imponenti opere di sistemazione viaria, localmente
realizzata con pregievoli muraglie in gabbionate
saturate con materiale calcareo squadrato, che si
inseriscono degnamente nel panorama complessivo; dove la
protezione non è stata approntata, allora sono
diffusamente presenti fenomeni locali di scoscendimento
del terreno anche con parziale ingombro della sede
stradale.
E1 facile incontrare le greggi alla monticazione: da un
punto di vista vegetazionale l'arido pascolo è
costituito essenzialmente da graminacee terofite e ciò
a causa del modestissimo spessore del suolo, mediamente
profondo non più di 5 - 15 cm; la reazione varia da
debolmente basica a neutra e ciò a causa del
dilavamento della frazione calcarea.
Elemento limitante una rapida progressione floristica è
costituita dalla modestissima capacità di ritenzione di
acqua, aggravata anche dalla eccessiva pietrosità.
Grazie al maggiore gradiente di umidità solo negli
impluvi riescono a confermarsi sottili quinte arboree
e/o a nanofanerofite costituite essenzialmente da:
- Salix sp.p. = salici in più specie;
- Sambucue ebulus = Sambuchella (geofita rizomatosa a
fioritura appariscente bianco-rosata);
- Robinia pseudoacacia = Robinia, fanerofita arborea
esotica, largamente infestante;
- Clematis sp.p. = Clematidi in più specie;
- Rubus ulmifolius = rovo.
Superata la Loc. Padulo l'alveo del Fiume Sente si
incassa rapidamente ed il percorso viario si innalza sul
versante; questo al suo "top", oltre la fascia
rimboschita, presenta una interessante giacitura
sub-piana affiorante degli strati, ben visibile anche a
grande distanza e che senz'altro invita ad una lunga
passeggiata nella pineta e lungo il crinale.
Per trovare aree a seminativo, testimonianza di modesta
acclività e sufficiente stabilità del versante, è
necessario spingersi molto in basso verso il fondovalle
Sente in Loc. Casali; li, come elemento dì rarità,
infatti, si appalesano lembi di terrazzo alluvionale
ovviamente coltivati e presidiati da un nucleo
abitativo.
Viceversa nel medio e alto versante la geometria delle
coltri è caotica, talvolta paradossale, potentemente
rimaneggiata dalle attività direttamente o
indirettamente imputabili all'uomo: disboscamento,
erosione, smottamenti. Talvolta si individua il disegno
regolare di ciò che rimane di sistemazioni idrauliche
agrarie collinari (es. a girapoggio) ma dopo decenni di
incuria e avorio delle acque meteoriche.
Tornando sui nostri passi sino all'abitato di
Castiglione M. Marino, puntiamo decisamente verso nord e
verso il territorio di Fraine. La strada ci conduce in
apprezzabile discesa verso il fondovalle Treste,
circondati da macchie arborate e da siepi più o meno
continue di Crataegus monogyna e Prunus spinosa
prevalenti.
In realtà il gradiente di incisione del fiume è
senz'altro superiore alla acclività del nostro percorso
stradale, con il risultato che esso si allontana da noi,
sempre più incassato tra pareti sub-verticali, per
lungo tratto densamente boscate a formare un tutt'uno,
sinistra /destra idrografica.
Anche in quest'area sub-montana sono significativamente
presenti case o masserie sparse ed il territorio è
segnato dalla alternanza quantitativamente decrescente
di incolti, pascoli, bosco e rari seminativi.
Ormai abbondandemente innanzi nel nostro percorso
all'interno della Comunità Montana, possiamo senz'altro
affermare che le manifestazioni di spaesamento e di
degrado paesaggistico siano essenzialmente legate alla
presenza di opere civili edili incomplete o non inserite
nel contesto paesaggistico.
In subordine un ruolo complementare ma quantitativamente
non comparabile, viene svolto dagli episodici eventi di
macroinquinamento (es. discariche incontrollate) e dai
rimboschimenti artificiali anche per la loro abnorme
fittezza.
3.2 Da Fraine a Carunchio
Usciti dunque da Castiglione Messer Marino il paesaggio
è caratterizzato dalla mancanza quasi assoluta di
terrazzi alluvionali, fatto salvo qualche lembo in
sinistra idrografica del fiume Treste, sistematicamente
coltivato a cereali e prato.
Anche in questo tratto a mezza costa sulla sinistra
idrografica, sono frequenti le interruzioni della
continuità litologica del versante con affioramenti del
sub-strato carbonatico marnoso, talvolta instabile e
quindi protetto con muri in calcestruzzo armato (alti
sino a 5 mi dal piano stradale) o mediante gabbionate
saturate con pietrame naturale; nei piccoli impluvi
contributorì in sinistra del Torrente Treste, sono
frequenti briglie ormai di antica fattura. Viceversa le
porzioni stabili di versante devono questa condizione
alla migliore qualità litogica e alla presenza del
bosco ceduo caducifoglio a roverella prevalente.
Sebbene ci si avvicini al fondovalle non viene meno la
scarsa stabilità del versante, testimoniata anche dalla
innaturale posizione di talune palificazioni elettriche,
scostate decisamente dalla verticale. Tra gli incolti
sopravvivono molteplici vecchie piante da frutto ormai
abbandonate: Susini, Peschi, Peri e Meli in particolare.
La destinazione d'uso dei suoli è preponderatamente
incolto cespugliato e magro pascolo, quindi lembi di
bosco residuale, mentre gli arativi non superano il
5-10%.
In alto sui versanti è molto rappresentata la lenta
ridiffusione del bosco a latifoglie attualmente ad uno
stadio ancora poco evoluto di complessità floristica,
caratterizzata da forme botaniche cespugliose o
nanofanerofite fortemente xerofile: Juniperus sp.p.,
Rosa canina, Ostrya carpinifolia, Spartium junceum,
Crataegus sp.p., etc..
Il bosco a latifoglie che in condizioni di stabilità
pedo-climatica si potrà ottenere naturalmente entro
decenni, rappresenterà la massima espressione botanica
ottenibile in termini di biodiversità, di conservazione
del suolo e di godibilità paesaggistica stante la
tormentata geometria del paesaggio. Anche la
percorribilità stradale è fortemente penalizzata dalla
sua tortuosità e significativa acclività.
Da un punto di vista geomorfologico sono apprezzabili le
stratificazioni carbonatiche diligentemente ripiegatesi
in chiare sinclinali e anticlinali in vetta al colle
Fonte gelata,'posto in sinistra idrografica.
Successivamente si incontrano dei ghiaioni i quali sono
dotati di tipica vegetazione pioniera ai suoi margini
meno instabili e sparuti gruppi di vegetazione igrofita
al piede, sede di accumulo di umidità, tra cui:
- Artemisia alba - Artemisia maschio, camefita, presente
localmente su pendii aridi e sassosi, calcarei;
- Inula montana = Enula montana, emicriptofìta, su
macerie e ruderi calcarei
- Euphorbia myrsinites = Euforbia mirsinite, camefita
reptante tipica su pietraie, pendii sassosi e rocce
calcaree;
- Tussilago farfara = Tossilaggine comune, geofita
rizomatosa, incolti, terreni pesanti ed umidi;
- Thlaspi perfoliatum - Erba storna perfogliata,
terofita diffondendesi su terreni pesanti soggetti a
disseccamenti stagionali.
Allontanandosi dunque dall'abitato di Castiglione M.
Marino, si apprezzano in tutta la loro interezza i
boschi Frainelle e Vischiara, su opposti e acclivi
versanti latistanti l'alto corso del Torrente Treste.
Essi sono strutturalmente costituiti prevalentemente da:
- Quercus pubescens = Roverella;
- Ostrya carpinifolia = Carpino nero;
- Quercus cerris = Cerro;
- Fraxinus ornus = Orniello;
- Salix sp.p. = salici in più specie;
- Prunus sp.p. = Pruni e Ciliegi selvatici in più
specie.
Nella zona restrostante, in destra del Vallone Trattale,
è posto l'ampio bosco del Carunchino che possiede una
estensione verticale di oltre 350 m ed è dunque
provvista di tutti i termini floro-faunistici di
transizione dal bosco ceduo a roverella, alla cerreta,
al faggio, oltre che a significativi interventi di
rimboschimento a conifere.
Si accede finalmente all'interno del territorio comunale
di Fraine, accompagnati da formazioni boscose questa
volta anche poste in alto sul versante, sulla sinistra
idrografica e della strada in via di percorrimento;
sovente si notano piste forestali che consentono
interessanti esplorazioni a piedi o a cavallo certamente
sino alla cresta.
Irrangiungibile, viceversa, è l'alveo molto incassato
del Torrente Treste almeno in questo tratto arretrato
del bacino.
I seminativi si rintracciano significativamente solo
più avanti lungo la vallata , ormai quasi in vista
dell'abitato.
Quando la asperità morfologica inizia ad acquietarsi,
si ripresentano talune masserie isolate, attigue ai
seminativi.
Le cenosi floristiche in esse presenti sono
caratterizzate da predominanza di specie ubiquitarie,
tipiche di ambienti fortemente manomessi dall'uomo
quali, ad esempio:
- Robinia pseudoacacia = Robinia
- Ailantus altissimum = Aliante, fanerofita arborea
esotica ma largamente
infestante;
- Quercus pubescens (ibridi) = Ibridi di Roverella
- Sambucus nigra = Sambuco nero, fanerofita cespitosa
dalla evidentissima fioritura ombrelliforme bianca,
tipica dei luoghi umidi, schiarite, cedui e siepi;
- Fraxinus ornus = Orniello;
- Coronilla emerus = Cornetta dondolina;
- Spartium junceum = Ginestra comune;
- Rubus sp.p. = rovi in più specie;
- Ulmus minor — Olmo comune, fanerofita cespugliosa,
propria di boschi, siepi ed incolti, abbastanza rara a
causa delle morie da grafiosi.
Giunti
in prossimità di Fraine (752 mslm), abitato tra
i più piccoli dell'Alto Vastese, il panorama si allarga
anche sul versante in destra idrografica del Treste, sul
quale con chiarezza si percepisce lo stacco tra le
porzioni di versante tutt'ora soggette ad arativo, a
pascolamento, oppure abbandonate e cespugliate e le
porzioni residuali di bosco ceduo. Nell'ultimo percorso
sostenuto, da abitato ad abitato, non si sono osservati
elementi vegetazionali di spicco, mentre il paesaggio ha
offerto situazioni di interesse motivo di escursione,
sia nelle alte fasce cacuminali che nel selvoso
fondovalle.
All'interno di Fraine, poi, si appalesa come l'assetto
urbanistico, plasticamente conformato alla irregolare
morfologia collinare, non abbia lasciato spazio per
corti e giadini.
Mancano gli spazi specificatamente destinati alla
conservazione o alla semplice rappresentazione del verde
o, in alternativa, per la esecuzione di attività
all'aperto quali, ad esempio, il taglio della legna:
attività svolte precariamente in prossimità dell'asse
stradale.
Procedendo dal centro verso l'esterno dell'abitato la
successione urbanistica (tipica di tutti i centri
montani) è dunque la seguente:
- agglomerato di case costruite in aderenza;
- una fitta rete viaria con pochi slarghi destinati ad
uso plurimo;
- l'ultima cinta architettonica costituita da
abitazioni, stalletti e piccoli orti;
- infine l'esterno, incolto, acclive o a precipizio.
Superata Fraine è paesaggisticamente apprezzabile il
pianoro interposto tra il Torrente Treste ed il Rio
Torto, suo affluente in sinistra idrografica.
Tra seminativi sempre più rappresentati e modesti
oliveti e vigneti, si giunge rapidamente sul fondovalle
Treste immettendosi nel Territorio di Carunchio.
Il panorama del Colle di Carunchio e dell'abitato è
vario e interessante visto dal fondo valle Treste, in
quanto arricchito da ampie superfici boscate e taluni
lembi di terrazzo alluvionale che spezzano, con la loro
giacitura, la severità complessiva della morfologia.
Anche l'asse viario diviene più facilmente percorribile
per la sua geometria meno tormentata.
Il seminativo ha ormai il sopravvento sull'incolto e
ciò ingentilisce positivamente il paesaggio; sono ormai
stabilmente presenti il vigneto e l'oliveto decisamente
macrotermi mentre al bosco viene comunque attribuito lo
spazio residuale: forre, aree protocalanchive.
Suggestivo è il passaggio sul vecchio Ponte del Rio
Torto, architettonicamente appariscente come tutti in
questa zona, sebbene non in accettabili condizioni
estetiche di manutenzione.
Nei pressi del fondovalle l'acclività media dei
versanti è contenuta entro il 15 - 30 %; i seminativi,
orti (fave e carciofi), vigneti ed oliveti sono i più
rappresentantati.
Sebbene l'ambiente sia pregevole nelle sue connotazioni
naturali ovvero, alveo fluviale, lembi di terrazzo
alluvionale, dolci pendii, ampie quinte di bosco, a
ridurne la valenza è però la presenza sul greto di una
imponente attività di escavazione e lavorazione di
inerti, per la quale non sono stati allestiti efficaci
schermaggi estetici.
Procedendo oltre si perviene a delle brevi e suggestive
gole prodotte dal Treste, invaginazioni larghe non più
di 10 - 15 metri, latistanti le quali si trovano il
Bosco di Santa Maria della Valle in destra idrografica e
Corna Nera in sinistra: trattasi prevalentemente di
ceduo di roverèlla peraltro in qualche tratto
facilmente agibile a piedi.
Sulle pareti di roccia golenale, subverticali e sovente
in ombra, è presente un patrimonio floristico non
altamente specializzato: mancano quelle specie
stillicidiose estremamente sensibili alle variazioni
termo udometriche quali Capelvenere, Pinguicola
reichenbachiana, etc..
Sono peraltro rintracciabili nelle diverse condizioni
microclimatiche e di presenza di suolo:
- Umbilicus rupestris = Ombelico di venere, geofita
bulbosa rappresentata in determinate condizioni
termo-udometriche e pedologiche in larga parte dell'Alto
Vastese;
- Parietaria officinalis = Vetriola comune,
emicriptofita tipica dei rudereti ombrosi;
- Bunias erucago = Cascellore comune, terofita a
fioritura gialla, tipica dei rudereti ed incolti erbosi;
- Cardarla draba = Lattona, generalmente neofita
rizomatosa a fioritura
bianca, anch'essa tipica dei rudereti ed incolti
Svalicando il crinale si accede nei territorio di Liscia
e San Buono, esterni alla Comunità Montana Alto
Vastese, ma senz'altro unitariamente collegati da un
punto di vista di morfo-clivo sequenza al nostro
percorso. Il percorso viario è sempre la S.S. Istonia,
disegnata ormai sul terrazzo alluvionale latistante il
fondovalle Treste, elemento morfologico raro all'interno
della media e alta collina Vastese.
Sotto l'abitato di san Buono si scopre un antico
terrazzamento del versante, autentico elemento di
rarità di ingegneria rurale.
Tornando alle gole del Treste all'interno dell'Alto
Vastese, attraversiamo il fiume svoltando decisamente
verso sud - est utilizzando il bel ponte a due arcate;
ormai sulla sua destra idrografica rapidamente ci si
erpica ai margini del Bosco di Santa Maria della Valle.
Qui come già ai limiti del territorio di Montazzoli,
sono ben evidenti giaciture sottili di sedimenti
calcarei subverticali, una sorta di parete di roccia
tipica di faglia, che conchiude porzione del versante.
Il percorso viario è reso più interessante dai margini
del bosco, dai pascoli falciati e, localmente, dalla
profonda visuale sull'alveo del Treste. Si ripresentano
dopo lungo tratto elementi vegetazionali di valore
asso/luto: roverelle ad alto fusto plurisecolari.
Anche
le propaggini più elevate di Carunchio disegnano
positivamente il paesaggio che, grazie alla generale
stabilità dei versanti, possiede qui una connotazione
stabile e matura.
Elementi di disturbo paesaggistico sono le linee di
media ed alta tensione posizionati a mezza costa sui
rilievi collinari e talune lunghe gabbionate di sostegno
saturate con elementi di calcestruzzo.
Il colle su cui giace l'abitato di Carunchio, visto dal
versante che si presenta al nostro tracciato, possiede
senz'altro molte di quelle componenti agresti modellate
dall'uomo tipiche delle più nobili colline
umbro-toscane: acclività simmetrica priva di manifesti
fenomeni erosivi, infrastrutturazione viaria poco
visibile, disposizione regolare dei seminativi e degli
arboreti, lembi di verde naturale quantitativamente
proporzionati alle superfici coltivate.
L'essenza arborea prevalente è costituita da Carpino
nero. «
Fatti più da presso all'abitato si distingue una
agricoltura con taluni elementi di specializzazione,
vertente essenzialmente sul vigneto da vino (varietà
Montepulciano d'Abruzzo e Trebbiano Toscano prevalenti)
e, contrariamente a quanto osservato negli altri centri
già visitati, la presenza di qualche elemento
significativo di arredo arboreo (segnatamente taluni
esemplari secolari di Cupressus sempervirens) pur
mancando una dichiarata cultura del verde e spazi
designati a tal fine.
I pochi orti quando non coltivati sono ubiquitariamente
colonizzati di Parietaria officinalis, Urtica sp.p.,
Inula viscosa, Arum italicum, Sambucus ebulus, Ailantus
altissimum, etc..
Gli spazi comuni di più recente piantumazione
confermano una poca attenzione per le scelte varietali,
sistematicamente basate su specie esotiche di rapido
accrescimento ma totalmente estranee da un punto di
vista biologico e paesaggistico con le nostre
associazioni floristiche, ovvero: Tuja orientalis,
Cupressus arizonica, Cedrus sp.p., Cupressus
lambertiana, etc.. Posizionatici sul punto più elevato
dell'abitato, orientali verso ovest, si apre una
splendida osservazione d'assieme di molteplici località
notevoli da un punto di vista vegetazionale e zoologico
senz'altro meta di interessanti soste e visite a piedi o
a cavallo, ovvero:
- Bosco di Colle rotondo (ceduo in Comune di Celenza sul
Trigno);
- Bosco Montagna (ai limiti dei territori comunali di
Carunchio e Torrebruna);
- Ripana Coste (sulla destra idrografica del Fiume
Treste)
La giacitura complessiva del territorio di Carunchio,
una volta superato il suo nucleo e in direzione
Torrebruna, assume finalmente carattere di elevata
stabilità morfo-pedologica; essa ha dunque consentito
la evoluzione di formazioni boscose molto articolate a!
loro interno, di elevatissima suggestione e valore
biologico.
i
Trattasi essenzialmente di cerrete ad alto fusto (e a
ceduo) che nella
porzione cacuminale si evolvono in faggeta più o meno
pura, dagli apparentamenti floristici non dissimili
dalle migliori porzioni di bosco già individuate in
Comune di Montazzoli sebbene di maggiore suggestione e
fruibilità, sia per la minore acclività media, che per
la maggiore estensione boschiva.
Questo tratto di territorio della Comunità montana, ed
è già cosa nota, presenta dunque una valenza ecologica
e turistica di livello regionale.
3.3 Dalle zone interne al Trigno di Castelguidone.
Nel tratto che da Lentella porta sino a Carunchio,
parzialmente nel Medio Vastese, dunque, si gode di un
paesaggio generalmente molto apprezzabile: idonea
combinazione di suoli coltivati e a vegetazione
spontanea in una discreta stabilità delle coltri solo
localmente oltre gli angoli critici.
Di particolare suggestione è la displuviale di Fosso
delle Immerse/Colle delle Falasche ormai ridotta, al
"top", a pochi metri di larghezza : quel
crinale, è il caso di sottolineare, individua e separa
il bacino del Fiume Treste sulla destra (che ormai
stiamo definitivamente abbandonando) da quello del Fiume
Trigno sulla sinistra.
In progressione giace il Bosco di Montefreddo: è un
ampio ceduo di roverella e Cerro soggetto a taglio,
intersecato dalla strada e che su di essa produce un
affascinante tunnel di verde.
In questo ampio areale ai limiti settentrionali della
Comunità Alto Vastese e nelle vicinanze del territorio
di Carunchio, anch'esso così ricco di boschi e fauna
spontanea, appare evidente come tra la gente si sia
maturata una coscenza del proprio patrimonio
naturalistico e turistico; lo dimostrano la cura
riservata finalmente al verde a fregio dei locali e
delle abitazioni, lo stile più attento e la qualità
migliore dei materiali selezionati per l'arredo esterno.
Ai confini tra Dogliola e Tufillo, è apprezzabile il
bosco posto su II Monte: un'ampia querceta mista
sottoposta a taglio di utilizzazione, molto elevata dal
fondovalle li fortemente inciso e a cui si associano
pinete artificiali a Pinus halepensis e P. eldarica.
I terreni si evolvono su arenarie stratificate poco
cementate, con livelli marnosi.
Superato Palinoli, siamo di nuovo prossimi al territorio
amministrativo dell'Alto Vastese, le connotazioni di
buona conservazione del suolo aumentano di originalità
morfologica e con esse quelle della vegetazione
spontanea residuale.
Sono particolaramente degne di attenzione un
considerevole numero di querce secolari, in realtà
molto rade e distribuite sul territorio, ma che fanno
intuire come in epoca storica tutto l'areale fosse
fittamente e omogeneamente bosco caducifoglie, probabile
limite di passaggio tra il quercete a roverella e la
cerreta.
Di nuovo nel territorio di Carunchio ma provenienti da
nord est, ci si presenta un paesaggio umbratile ed ameno
perché impreziosito da numerosi lembi di bosco
residuale alternati a seminativi e piccoli arboreti. La
distribuzione tipica della vegetazione naturale e
coltivata è dunque la seguente:
- i seminativi ed i piccoli orti sono ormai confinati
nella porzione sub-piana e più umida;
- pascoli, seminativi arborati o oliveti e vigneti
specializzati ma dalla superficie caratteristicamente
non superiore a 1.000 - 1.500 mq allignano nella fascia
internmedia del versante;
- bosco selvoso ovviamente ceduo a roverella prevalente,
nella porzione
cacuminale e/o molto acclive del versante.
Si arriva in vista di Carunchio dal versante
nordorientale ed essa conferma la
sua bella e favorevole posione paesaggistica, dolcemente
conformata sulla
porzione meridionale del rilievo, attorniata a levante e
a settentrione da
poderi geometricamente regolari.
Sono presenti talune masserie sparse.
Superato l'interessante centro di Carunchio e
addendratisi all'interno del territorio di Torrebruna,
si confermano livelli molto elevati di godibilità
paesaggistica, grazie in particolare
all'interessantissimo Bosco Montagna, cerreta anche ad
alto fusto facilmente percorribile a piedi o a cavallo
mediante le numerose stradine forestali esistenti.
Una
cesura improvvisa del bosco e della sua magnificenza,
viceversa, si appalesa in vista dell'abitato di Torrebruna
(841 mslm) in Loc. Colle Carunchina; versanti desolati
privi di vegetazione arborea destinati essenzialmente ad
incolto e a pascolo.
Superata Torrebruna, sede tra l'altro della Comunità
Montana Alto Vastese, il paesaggio muta ancora
decisamente riportandosi da essenzialmente agricolo ed
in via di abbandono a bosco naturale, eterogeneo per
età ed essenze che verte omogeneamente su Carpini,
Aceri, Cerri, taluni faggi.
I rimboschimenti, già presenti in vicinanza
dell'abitato, si basano essenzialmente sul Pino nero.
La storica via d'accesso, la SS Istonia, è sempre
intrinsecamente molto apprezzabile, tracciato viario
certamente da percorrere e logisticamente da utilizzare
per avvicinamento e irraggiamento per molteplici
escursioni.
Appena superato Bosco Corvara, ci si presenta sulla
sinistra Guardiabruna (importante villaggio nel Comune
di Torrebruna) posta molto più in basso della sede
stradale su un costone latistante il Vallone Cerreto.
Per potervi accedere è necessario percorre ripidi
tornanti i quali, grazie anche ai coniferamenti che li
arricchiscono, rammentano le rapide scalee che conducono
dalle falesie al mare nelle mille isole del
mediterraneo. L'abitato antico avvolge uno sperone di
roccia calcarea, colonizzato da vegetazione pioniera,
impreziosita dalle fioritura gialle del Lotus
cornicolatus.
Pvisaliti sulla SS Istonia e diretti nuovamente verso
sud, si intervallono aree coniferate a pascoli ed
incolti con rari seminativi. I suoli si evolvono su
calcare compatto, affiorante dai versanti.
Nelle aree sub-piane, peraltro molto limitate (Loc.
Giardino e Gargheta), sono parzialmente presenti i
coniferamenti segno di una agricoltura ormai in
irreversibile declino e che cede anche le rare e
migliori terre. Discontinuità lito-pedologiche sono
nemerose ed è possibile osservare sedimenti di sabbie
ed arenarie. Si penetra all'interno del Bosco Cerretto
posto ai limiti amministrativi di Castelguidone: un
ceduo con matricine molto vecchie ed imponenti,
parzialmente sterzato ad alto fusto, la cui struttura
dominante è denunciata dal suo toponimo e che
accompagna il versante sino al fondovalle, Vallone di
Castelguidone.
Si giunge ai bivio Tre Termini, lunare per la vastità
di pascolo brullo che ne domina la parte alta del
versante sin oltre il crinale e sotto il quale si è
lentamente costituito un piccolo agglomerato di case
rurali.
Più avanti a quota 1190 in Loc. Montagna, sotto la
Vetta del Monte Pizzuto (1290 mslm) è in fase di
costruzione un nuovo insediamento urbanistico
attualmente insufficientemente inserito nel paesaggio
circostante.
Svalicato il colle, si giunge in vista di Schiavi
d'Abruzzo (1172 mslm), poggiato su un colle piatto
con giacitura lievemente orientata verso est ma con
storiche frane di sconscendimento sul lato opposto
occidentale, attiguo all'abitato.
Da un punto di vista naturalistico e paesaggistico,
elementi semplici e dominanti sono costituiti dal
pascolo e dal rimboschimento a Pino nero prevalente.
Superato l'abitato di Schiavi d'Abruzzo, autentico e
decisamente montano nella sua tipologia edilizia, ci si
orienta verso il fondovalle Trigno. Il tracciato viario,
tutto su versante meridionale decisamente più
macrotermo (e questa sarà in seguito la caratteristica
generale del nostro percorso), interseca un paesaggio
diverso: non più montano e/o franoso, ma decisamente
più mediterraneo e giacituralmente più stabile.
Questo lungo versante meridionale in sinistra
idrografica del Fiume Trigno, una vera e propria
sub-area più calda ed asciutta, è poco comparabile con
quanto visto sin'ora.
E' dunque possibile confermare che da un punto di vista
climatico la Comunità Montana possiede al suo interno
due macrozone che, ovviamente, inducono diverse
evoluzioni naturali negli ambiti pedologico, floristico
e faunistico, ovvero:
- area interna, generalmente più fredda ed umida, con
stagione vegetativa linearmente più breve in funzione
della altitudine sul livello del mare;
- versanti meridionali latistanti il Fondovalle Trigno,
genericamente più aridi e solatii, con periodo
vegetativo più esteso nel corso dell'anno. Continuando
il nostro percorso in alto sul versante verso
Castelguidone, si nota una eccessiva rete di assi viari
secondari che mortificano la stabilità ovvero la
continuità litologica e paesaggistica. Le
caratteristiche fisiche dei suoli sono sempre
negativamente condizionate da elevate percentuali di
materiale argilloso, facilmente erodibile.
Ciononostante taluni dei lembi di bosco naturale o
coniferamenti ili sufficientemente diradati, so
episodicamente arredati con "aree pic-nic".
Lunghissime reti metalliche a protezione del versante,
appunto necessarie, risultano antiestetiche e dunque
miglioragli.
Ginestreti, limitati coniferamenti e lembi di bosco a
cerro e roverella interpuntati a pascoli sono la
costante vegetazionale di questi alti versanti.
Si
giunge alla graziosa Castelguidone (775 mslrn),
sebbene accolti dai luoghi cimiteriali, segno che la
acclività dei luoghi non ha consentito una sua più
idonea e serena localizzazione.
Ormai il paesaggio è irreversibilmente mutato anche a
causa dei
contributori in sinistra del Fiume Trigno i quali, con
andamento molto acclive
e sub-rettilineo del loro alveo, segnano profondi
valloncelli ortogonali all'asta
fluviale principale (es. Vallone di San Giovanni).
Dopo Castelguidone si percepisce chiaramente il diverso
andamento termico che ci permette di considerare
l'areale come "climatico", ovvero dalle
valenze idonee a salubri soggiorni.
Da un punto di vista vegetazionale si ripresentano, già
in alto sul versante, una interessante e ben visibile
teoria di quercie monumentali che ci faranno
oasisticamente compagnia sino al più recente terrazzo
alluvionale: trattasi di ibridi quantitativi tra Q.
cerris, Q. peduncolata, Q. pubescens e Q. virgiliana in
diversa ragione in funzione della reciproca posizione.
Esse sono testimoninaza vivente dell'antico bosco
planiziale (a Farnia prevalente), coniugato senza
soluzione di continuità con le formazioni boscose più
xerofile di versante (a Roverella) e mesofile (a Cerro).
L'abbandono delle campagne è comunque acclarato nel
medio versante (taluni oliveti sono soffocati dalla
vegetazione fanerofita spontanea) e ciò ha accresciuto
senz'altro la diffusione di limitati fenomeni franosi
causati dalla
cessazione dei lavori agrari di sistemazione idraulica.
«
I piacevoli terrazzi alluvionali, già rare figure
morfologiche all'interno dell'Alto Vastese, diventano
finalmente sufficientemente rappresentate e di cospique
dimensioni in Loc. Mandrile nelle vicinanze dell'alveo
attuale del Fiume.
4. Il fiume Trigno
Superato il crinale e giunti all'interno della pur
stretta media vallata del Fiume Trigno, si percepisce la
persistenza di un gradiente termico positivo. L'assetto
vegetazionale e faunistico si conformano in un ambiente
più caldo ed asciutto.
4.1. Da Castelguidone a Celenza sul Trigno
Questa ultima tappa ci sospinge dal medio corso del
Fiume Trigno, li dove si era temporaneamente arrestato
in agro di Castelguidone, ai versanti assolati di San
Giovanni Lipioni e Celenza sul Trigno per poi
concludersi di nuovo nei pressi dell'alveo fluviale, a
nord di Celenza, in Comune di Tufillo.
La tratta di avvicinamento sul fondovalle, da
Castelguidone al territorio di San Giovanni Lipioni, si
sviluppa come è noto sulla strada a scorrimento veloce.
Essa consente di apprezzare il grado elevato di
integrità floristica sui versanti ma, allo stesso
tempo, la antropizzazione dell'alveo e delle sue
immediate propaggini: attività estrattive, sistemazioni
idrauliche in alveo, infrastrutturazioni viaria di
ordine inferiore, etc..
Sui versante meridionale (abruzzese) la macchia
mediterranea è diffusa e articolata nella sua struttura
interna, sebbene relativamente distante
-dal litorale; svolge un ruolo dimensionalmente
importante la Quercus ilex (Leccio), tipica
rappresentante sclerofilla.
I numerosi richiami storico-archeologici e artigianali
presenti sul fondovalle, unitamente ad affioramenti
litologici e più in generale al panorama di notevole
suggestione, sono elementi di richiamo turistico di
valore accertato, che possono trovare ulteriore motivo
nella fruizione e nello studio della vegetazione e della
fauna locale.
La strada che ci porta verso San Giovanni Lipioni,
sebbene appesantita da una geometria tormentata, apre
degli squarci di visuale di rilievo sul tratto mediano
della vallata e consente di apprezzare in larga misura
la sua consistenza floro-faunistica. Sono facilmente
individuabili:
- Vinca major = Pervinca maggiore, camefita reptante
dalla splendida fioritura azzurra;
- Poligala major = Poligala maggiore;
- Lonicera caprifolium = Caprifoglio comune;
- Lonicera implexa = Caprifoglio mediterraneo,
fanerofita lianosa più termofila della L. caprifolium;
- Briza maxima = Sonaglini maggiori, terofita ben
rappresentata nel Medice Alto Vastese;
- Juniperus communis = Ginepro comune;
- Coronilla emerus = Cornetta dondolina;
- Astragalus monspessulanum =Astragalo rosato, pendii
aridi, pascoli, calanchi, generalmente su suoli
pesanti);
- Matthiola incana = Violacciocca rossa, camefita
suffruticosa su rupi, sino ai 600 mslm, anche introdotta
per coltivazione). E' uno dei più splendidi ornamenti
del paesaggio naturale mediterraneo, solita a vegetare
anche su rupi inaccessibili a picco.
- Buxus sempervirens = Bosso comune;
- Arabis sagittata = Arabetta saettata;
- Asparagus acutifolius = Asparago pungente, geofita
rizomatosa molto diffusa in tutto l'areale, nelle
macchie, leccete, siepi e boschi caducifogli termofili;
- Osiris alba = Ginestrella comune;
- Cistus incanus = Cisto rosso, nanofanerofìta dalla
splendida fioritura, ben diffusa in macchie e garighe in
tutto l'Abruzzo;
- Spartium junceum — Ginestra comune;
- Fraxinus ornus = Orniello;
- Sambucus nigra = Sambuco nero;
- Ulmus minor - Olmo comune, fanerofita, sovente
falcidiata da grafiosi;
- Viburnum tinus = Viburno, fanerofita sempreverde dalla
appariscente fioritura e fruttificazione;
- Ligustrum vulgare = Ligustro, nanofanerofìta
caducifoglie, tipica ai margini dei boschi termofili e
nella macchia mediterranea.
Al
suo ingresso San Giovanni Lipioni (563 mslm)
mostra lembi di querceta a roverella e esemplari maturi
di Pioppo in più specie, trattati questi ultimi a
capitozza e sgamollo per la produzione della fronda e
dei rami.
La stabilità generale dei versanti è accettabile;
nella parte bassa del versante si nota la tubefazione
del suolo (evento pedologicamente raro all'interno della
Comunità Montana A. Vastese), derivante dalla
dissoluzione dei carbonati e dalla concentrazione dei
sali ossidati di ferro all'interno del profilo.
Più in alto il sub-strato pedogenetico è costituito da
materiale detritico calcareo e arenaceo ricementato, poi
da sedimenti più fini e terrosi su cui si è evoluto un
suolo giovane non lisciviato che sostenta lembi di bosco
a roverella.
L'erosione idrica laminare o incanalata porta ad uno
spessore del suolo non superiore a 20-30 cm..
La sua modesta capacità di ritersione idrica unitamente
alla favorevole esposizione, fa si che l'areale possegga
tutte le caratteristiche di mediterraneità eccetto
talune tra le specie più macroterme che non sono state
significativamente individuate (es. Rhamnus alaternus,
Phillirea latifolia, Smilax aspera, Rosmarinus
officinalis, etc.).
Tra San Giovanni Lipioni e Celenza sul Trìgno, in un
esteso pian alto intervallivo (Loc. Le Serre), sono
presenti vasti seminativi che rappresentano l'elemento
fisionomico prevalente, arricchito da fasce latistanti
di pascolo e bosco/coniferamento nelle condizioni
clivo-pedologiche più diffìcili.
La sequenza d'uso del rilievo collinare si ripete
costante: sommità e forre a bosco, porzioni mediane ad
incolti, pascoli o a seminitavi arborati, porzione
basale a seminativi, orti e piccoli arboreti
specializzati. Qui l'ambiente torna ad essere più
microtermo perché esposto ai venti dei quadranti
settentrionali e dunque non favorito dalla espozione
sud.
Si individuano quindi elementi floristici più tipici
dell'ambiente alto collinare, quali, ad esempio:
- Helichrysium italicum = Perpetuini d'Italia
- Sanguisorba minor = Salvastrella minore, prati aridi,
gariche, incolti calcarei;
- Hippocrespis comosa = Sferracavallo comune (l'ampiezza
della distribuzione altitudinale è perlatro quasi senza
confronti: dalla macchia mediterranea ai prati aridi e
steppici, ai pascoli sub-alpini ed alpini, ai
seslerieti, alle rupi calde e soleggiate);
- Pulmonaria vallarsae = Polomonaria della Vallarsa
(emicriptofìta, in boschi di latifoglie: querceti,
cerreti, faggete, dai 300 ai 1.600 mslm. Endemica, rara
in Abruzzo).
Superato il bivio per Tortebruna e ormai in vista di
Celenza sul Trigno, si presenta sulla destra la porzione
apicale del ripido e suggestivo Vallone Caccavone,
contributore del Trigno, ampiamente boscato e fruibile a
piedi .
All'interno di quella struttura, localmente degradata
verso cenosi a camefite o a nanofanerofite, l'elemento
arboreo di maggiore interesse e valore sono la roverella
e, nelle stazioni più assolate, il Leccio.
Celenza
sul Trigno appare sprovvista di significativi spazi
a verde urbani, le alte mura controterra (l'abitato è a
646 mslm) sono state colonizzate oltre che dalle specie
ubiquitarie Parietaria e Urtica, etc., anche da vaste
popolazioni di liliaceee rizomatose (Iris).
Anche nel tratto pedecollinare e vallivo dopo l'abitato
di Celenza sul Trigno, si incontrano taluni querce
secolari, superstiti dell'antico splendore della foresta
planiziale.
La viabilità manifesta importanti e recenti tagli del
versante su pendenze critiche protetti da antiestetici
muraglioni di c.l.s. non certo facilmente inseribili nel
contesto paesaggistico.
Li dove l'erosione idrica è incanalata e severa, si
scoprono sistematicamente le litologie ed il versante
assume habitus calanchivo.
Giunti nel fondovalle sui lembi di terrazzo alluvionale,
i seminativi e gli oliveti prendono il sopravvento da un
punto di vista paesaggistico e quantitativo sugli
incolti ed i pascoli.
5. Conclusioni
Attraversare e soffermarsi nell'Alto Vastese, per chi ha
interessi comunque legati alla natura, è senz'altro una
esperienza estremamente attraente.
Nel breve excursus si è tentato di dare misura
quali-quantitativa della abbondanza degli habitat
presenti sul territorio, non sottovalutando parimenti i
problemi di ordine geologico e quelli, pur limitati,
indotti dai detrattori ambientali.
Facendo riferimento a questi ultimi, tentando una
elencazione jgerarchizzata, si citano:
- opere edili e manufatti stradali di mediocri
caratteristiche qualitative o incompiute, comunque non
integrate con la morfologia dei luoghi (es.: tagli del
versante per far posto ad assi viari, con angoli
superiori a quelli di naturai declivio delle coltri);
- talune (poche) discariche selvagge, incustodite o
custodite ma non a norma di legge (es. tra Schiavi
d'Abruzzo e Castelguidone).
- coniferamenti, in particolare quando abnormemente
fitti;
- chiudende con filo spinato ormai inutili e non
rimosse;
- reti metalliche poste su versante franoso, a difesa
degli assi viari ma non naturalizzate.
E1 dunque nella scarnezza di quest'ultima elencazione
che si individua, deduttivamente, quale sia la reale
oggettiva ricchezza del territorio: la modesta incidenza
dell'intervento umano, sfavorita anche dalle
insufficienti caretteristiche dei suoli.
Nonostante le forti manomissioni subite nel passato ed
in particolare gli enormi disboscamenti operati
dall'uomo in epoca storica già a partire dall'età dei
metalli (hanno indotto una variazione sostanziale
dell'assetto e della ricchezza floristica dell'ampio
areale, tutt'ora lontano da una fase di equilibrio; ne
sono testimonianza, ad esempio, le numerosissime e
corpose formazioni a Ostrya carpinifolia rintracciate
ovunque, sia ai limiti di formazioni boscose più
mature, sia ai limiti dei seminativi e dei pascoli), la
natura, intendendo per essa l'assetto floristico e
faunistico, è in pieno recupero tesaurizzando ogni
superficie abbandonata dall'agricoltura.
La mancanza pressoché totale di una rappresentativa
azienda agricola moderna, necessariamente utilizzatrice
di fitofarmaci e diserbanti, infatti, fa si che non si
presenti quell'appiattimento floristico altrimenti
diffuso nelle plaghe agricole specializzate.
L'alto Vastese può dunque a ragione essere considerato
territorio collinare e montano "museale",
ovvero sempre più rappresentativo di quegli scenari
paesaggistici retaggio sino al primo dopoguerra di larga
parte delle zone interne d'Abruzzo.
Ai suo interno è dunque possibile trovare e godere di
ambienti rinaturalizzati, rari a livello nazionale,
perché propri di quel!' areale collinare a clima
mediterraneo altrimenti dominato dall'uomo e dalie sue
attività produttive. |